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LU MONFERRATO e panchine
+ ristorante tipico
17 marzo 2024
Oggi non sono qui per descrivervi una giornata di curve tra
Monferrato, panchine giganti e Canavese, perchè di post in merito ne ho fatti
parecchi.
Ma vi parlo del piccolo paesino di Lu, nel basso Monferrato
e soprattutto vi stra consigliamo il "Ristorante Pizzeria La Trinità" di Lu (AL).
Prezzo ottimo e piatti elaborati, particolari e soprattutto
divini! Persino il pane era un'opera d'arte!
Ci siamo già stati due volte e ora non so scegliere se siano
meglio i tagliolini con pesto di nocciole, o gli gnocchi con salsiccia e noci..
Se volete un ottimo pranzo ed una degustazione a prezzi
incredibili ve lo consigliamo! Pensate che con 22 euro potete scegliere un
antipasto, un primo, un secondo con contorno e un dolce. Niente male!
Se poi avrete bisogno di fare due passi post pranzo, oltre a
diverse panchine giganti a breve distanza, proprio dietro il ristorante potete
trovare la vecchia Torre di Lu. Si trova sulla cima di una collinetta
facilissima da raggiungere, su un prato da cui si ha una meravigliosa visuale a
360 gradi. C’è anche un grande binocolo gratuito per ammirare i dettagli
circostanti.
La Torre, costruita all’inizio del 1400 e poi ricostruita e
restaurata in seguito, sorge su questa collinetta a 307 m. Ha da sempre avuto
una funzione difensiva e poi, dal 1633, anche di orologio, con l’installazione
del primo orologio meccanico.
Sul lato ovest della torre si può ancora notare una gabbietta
in ferro che contenne la testa di colui che rubò le reliquie di San Valerio.
Nelle foto la vedete cerchiata in verde. Interessante la storia ad essa legata:
In questo luogo c’era anticamente una chiesetta
intitolata a San Valerio, il santo che aveva fatto maturare il grano a gennaio
per sfamare i poveri; in essa vi era un’urna d’oro e d’argento che
conteneva le sue spoglie mortali, a cui gli abitanti erano molto devoti.
Il 01 giugno 1720 tre ladri, capitanati da Pietro Bello di
Grazzano, riuscirono a trafugare la preziosa teca; in poco tempo vennero però
catturati e processati. La sentenza, emessa a Casale Monferrato il 23
agosto 1721, voleva essere d’esempio e monito per futuri miscredenti e quindi
fu durissima: Pietro fu condannato a essere trascinato dalla coda di un cavallo
fino al luogo del patibolo, dove fu impiccato e poi decapitato. Il suo
corpo venne bruciato sul rogo, mentre la testa fu messa in
una gabbietta di ferro posta all’esterno dalla torre e qui esposta
per lungo tempo.